mercoledì 27 febbraio 2013

A Sud Est

Con lo sguardo ad Est, verso i nostri vicini casa: l'Albania.
Anilda Ibrahimi è la prima scrittrice albanese
di cui leggo qualcosa.
L'ho scoperta durante la pausa pranzo in una libreria
di Reggio Emilia. Curiosa come non mai,
sono andata a ricercarlo in biblioteca, ma
il suo ultimo libro non era stato acquisito ed
ho dovuto optare per i primi due libri.
Mi sono documentata attraverso recensioni
che ha parlato bene dei suoi lavori e a confermare ciò
è stato il bibliotecario definendola una "tipa tosta".



Rosso come sposa
Una saga familiare, che va dagli anni venti del 900 fino alla caduta del
regime comunista nelle regioni balcaniche. Forse il paragone è azzardato,
ma mi ricorda molto - almeno in questo romanzo - nel susseguirsi degli eventi
Isabelle Allende della Casa degli Spiriti, anche se il mondo magico
della scrittrice sudamericana è ineguagliabile.
Sullo sfondo l'Albania, terra difficile quanto martoriata e
ricca di tradizioni e cultura.
Sono le donne le figure centrali della storia, Meliha e Saba,
rispettivamente madre e figlia,che hanno un ruolo centrale.
Donne forti sorrette da una religiosità ancestrale ricca di  superstizioni e di riti, di usanze e
oggetti da custodire e da tramandare di madre in figlia o di nonna in nipote,
come gli orecchini rossi come il vestito di una sposa.
 A loro, alle donne non è concesso sbagliare, non si può perdonare
nessuna deviazione dalla morale rigida pena l’etichetta indelebile di kurva,
un’etichetta che può rovinare la vita anche alle generazioni successive.
 La seconda parte del libro inizia negli anni '70, la storia si sposta a Valona
ed è raccontata in prima persona da Dora, appartenente all'ultima generazione,
che abbandonerà l'Albania alla ricerca di una nuova vita,
portando con sé un paio di orecchini appartenuti alla nonna e il compito di dar voce alla memoria.
 Convertendo l'epica in racconto, riscattando la memoria di quel mondo ancestrale
che non le è mai appartenuto anche se è suo.
Ma è il profumo delle mele cotogne che l'accompagnerà tutta la vita...


L'amore e gli stracci del tempo
Anche in questo caso l'Albania è fa da sfondo, almeno per buona parte
del libro alla vicenda. La storia decide della sorte dei protagonisti: Zlatan
e  Ajkuna. Una storia d'amore, struggente e romantica che non ha il consueto finale.
Crescono insieme a Pristina, nella stessa casa, anche se lui è serbo e lei kosovara.
I loro padri, Milos e Besor, condividono la medicina come professione
e le poesie di Charles Simic. Le loro madri, Slavica e Donika i lunghi litigi
per ricette e particolari di certe ballate, patrimonio comune dei popoli balcani.
Tra i due è Ajkuna a colpirmi di meno: sempre ancorata al suo passato,
soprattutto alla sua storia d'amore, il cambiamento è solo
nella sua razionalità superficiale. Sul finale del libro, davanti al passato,
la sua personalità si sgretola e si ricompatta al tempo stesso.
Il confrontocon ciò che è stato e non sarà, la sveglierà dal suo terpore.
Le generazioni future riusciranno a mettere una toppa alle attese
e ai desideri dei due ragazzi che la Storia ha sradicato e che ha convogliato in altre mondi.
Il libro è ricco di spunti di riflessione sulla guerra, il razzismo, l'integrazione.



Ho decisamente preferito Rosso come sposa al secondo romanzo
per una questione di atmosfere. La prima opera è più suggestiva,
carica di cose nuove perchè relative ad una cultura che non conosco.
L'amore e il tempo degli stracci non ha grandi lati negativi, ma non
ho una particolare predisposizione per le storie d'amore.
Tutto qui.
Perchè la Ibrahimi scrive bene e la scrittura corre veloce sotto gli occhi.

Consiglio: pur non essendoci alcun legame tra i due libri, è preferibile
leggerli nell'ordine in cui li ho presentati, in modo da comprendere
al meglio le tappe della storia albanese e balcanica.

1 commento:

  1. Salve,

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